Novembre 12, 2019

Cos’è lo sviluppo sostenibile?

cos'è lo sviluppo sostenibile

Sviluppo sostenibile è un concetto di cui spesso sentiamo parlare da anni, ma non conosciamo con precisione il suo significato. Con questa espressione si intende un progresso economico e sociale compatibile con alcuni criteri. Questi sono l’equità sociale, la tutela dell’ambiente e soprattutto i diritti delle generazioni future da tutelare. La nozione di sviluppo sostenibile non è così recente come sembra, perché risale già al 1987. La prima definizione è nata nel rapporto ‘Our Common Future’, conosciuto anche come ‘Rapporto Brundtland’, dal nome del presidente della commissione.

Modello tradizionale e sviluppo sostenibile

Nella storia economica i paradigmi di sviluppo sono tanti, ma per capire quello sostenibile è necessario parlare anche del modello tradizionale. In questo tipo di progresso c’è tutta la storia dell’umanità, dalle prime forme di civiltà fino a oggi. In questo archetipo la natura va modificata e sfruttata per le pretese dell’uomo. L’idea di sviluppo sostenibile invece è nata nel XX secolo per far fronte a nuove esigenze e soprattutto problemi. Ossia la scarsità di risorse naturali e le preoccupazioni crescenti che desta un ambiente sempre più gravato dallo sfruttamento sconsiderato. Si tratta ancora di un’idea piuttosto astratta e limitata al mondo accademico, anche se la comunità internazionale sta cercando di attuarla in tempi più rapidi.

Parlando di sviluppo sostenibile si fa riferimento anche al concetto delle tre E. Nel paradigma tradizionale il focus si concentra solo sull’economia, in inglese ‘Economics’. Con l’avvento della sostenibilità l’orizzonte si estende anche ai settori riguardanti l’ambiente e l’equità sociale. In inglese quindi la nozione di Sustainable Development viene associato alle tre E: Economics, Environment, Equity.

Il punto di non ritorno

Come è facilmente intuibile, il modello tradizionale non ha retto al XX secolo, per vari motivi. Prima lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali ha ridotto al minimo le riserve a nostra disposizione. Poi con il depauperamento delle risorse sono arrivati problemi come lo shock petrolifero degli anni ’70 e l’impatto ambientale è stato forte. Basti citare soltanto la quantità di smog, l’uso delle plastiche, l’effetto serra o il buco nell’ozono.

Fenomeni come la crescita demografica e la globalizzazione hanno radicalmente modificato la percezione del pianeta da parte dell’uomo. Una presa di coscienza importante, che però finora non è bastata a modificare le abitudini disastrose che stanno sconvolgendo gli equilibri del pianeta. La Terra per fortuna non è stata più concepita come un territorio sconfinato da conquistare e ridurre al proprio volere. È diventata un sistema limitato con risorse da gestire con parsimonia, per la sopravvivenza di 7 miliardi di esseri umani. Un vero e proprio villaggio globale.

Gli anni ’70 e ’80 hanno caratterizzato una rottura importante con il pensiero comune del modello tradizionale. I limiti evidenti di uno sviluppo economico che non può essere infinito vengono presi sul serio anche dalla comunità scientifica. E se il progresso economico non può procedere in avanti in linea retta, è evidente che la fiducia nella tecnologia subisce una battuta d’arresto. È qui che nasce il concetto di sviluppo sostenibile. Sostenibile perché la crescita economica si autosostiene con il passare del tempo, non portando a una crisi futura.

Cosa comporta lo sviluppo sostenibile

Lo sviluppo sostenibile è un modello ‘virtuoso’ che non prosciuga le risorse naturali e soprattutto ha rispetto dell’ambiente. All’interno di questo paradigma crescita economica e tutela ambientale non vivono più una a discapito dell’altra, ma coesistono in un modello collaborativo.

Per fare un esempio concreto di questo tipo di crescita si può parlare di fonti di energia rinnovabile. Le energie solare, eolica, idrica o geotermica hanno un paio di vantaggi fondamentali rispetto al modello classico. Intanto hanno il pregio di non dissipare il livello di risorse energetiche esauribili, come petrolio, carbone o gas. In secondo luogo hanno un impatto ambientale basso che provoca uno scarso inquinamento rispetto al modello classico. Stesso discorso valido per il riciclaggio dei rifiuti. Alla fine del loro ciclo vitale le materie prime vengono riciclate per essere trasformate in un nuovo oggetto, pronto per una seconda vita.

Un modello da seguire

In sostanza adottare uno stile di vita che segue i criteri dello sviluppo sostenibile significa imparare a vivere nei limiti di questo pianeta. Diventa la capacità che deve acquisire la nostra specie per poter sopravvivere e vivere in maniera dignitosa ed equa per tutti. Senza mandare in frantumi la natura da cui prendiamo le risorse per poter sopravvivere, soffocandola con i rifiuti delle nostre attività produttive.

Per poter ottenere tutto questo l’intervento umano deve limitarsi entro la capacità di carico della natura, che non deve essere danneggiata. Lo sviluppo tecnologico che ci fa godere di qualunque bene e servizio immaginabile, deve concentrarsi sulla propria efficienza. Tralasciando invece l’incremento di flusso di energia e materie prime. Il prelievo delle risorse naturali inoltre non deve essere superiore alla capacità rigenerativa della natura stessa. Infine anche l’emissione di scarti e rifiuti solidi, liquidi e gassosi dei sistemi sociali non deve oltrepassare la capacità di assimilazione di quelli naturali.

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